Dove va la sinistra PD

Non è difficile capire le intenzioni e la direzione di marcia di quanti nel PD osteggiano fieramente la linea  di Renzi, spingendosi a forme di contrapposizione davvero inusuali all’ interno di uno stesso partito. Basta ricordare la prima mossa di Bersani, all’indomani della non vittoria assegnatagli dall’elettorato nel 2013. In quel frangente l’allora segretario del PD ritenne normale tentare di raggiungere un accordo con il M5S, piegandosi alla volontà di Grillo di costringerlo ad un incontro in streeming tra le delegazioni dei due partiti e finendo per subire una storica umiliazione.
Passata la mano a Letta, per il varo di un più realistico governo con il cdx, e perse le primarie per mano di Renzi, Bersani si è ritrovato privo dei naturali punti di riferimento ed ha iniziato una traversata del deserto assieme ad un gruppo di fedelissimi per restituire al PD i connotati della sua amata ditta.
Adesso l’occasione per riannodare i fili di un dialogo interrotto con il M5S gli è fornita dal referendum istituzionale, perché la vittoria del no metterebbe in crisi gli equilibri esistenti e, con essi, le attuali alleanze, ridando spazio e fiato a quanti vogliono spostare a sinistra l’asse politico, anche a costo di soggiacere a tutte le condizioni imposte dai grillini. Gli appelli all’onestà dei pentastellati, il pauperismo ed il giustizialismo di cui sono portatori, incidono nella carne viva dei post-comunisti, ancora memori della lezione di Berlinguer e sensibili alle sirene di un socialismo no global, pacifista, terzomondista, statalista e protezionista. Vogliono andare dove li porta il cuore ed, in tale direzione, l’unico alleato politicamente possibile è il M5S. Lungo il percorso, hanno, incredibilmente, trovato come compagno di viaggio il cdx, che, intruppandosi nel variegato esercito del no, fa da sponda al suo tradizionale nemico e, contro ogni logica, ne favorisce la resurrezione.

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