La riforma di Renzi ?

Con riferimento alle modifiche  della carta costituzionale, oggetto del referendum confermativo, si è sempre parlato di “riforma di Renzi” e lo stesso presidente del consiglio ha impropriamente avvalorato tale percezione con i propri comportamenti, ma non è così.

L’impegno a produrre una riforma della costituzione fu richiesto alle camere riunite da Giorgio Napolitano, appena rieletto al Quirinale, nel discorso del 22 aprile 2013, lungamente applaudito da tutti. Subito dopo il parlamento affidò  al governo Letta il compito di predisporre una bozza e, conseguentemente, nel giugno 2013, venne costituita  una commissione di saggi, presieduta dal ministro delle riforme pro tempore Quagliariello, incaricata di produrre un progetto da sottoporre alle camere.

Tale commissione concluse i lavori nel settembre 2013, licenziando un testo approvato all’ unanimità contenente i seguenti, fondamentali indirizzi:

1. Rafforzamento del Parlamento attraverso la riduzione del numero dei suoi membri, superamento del bicameralismo paritario, miglior regolazione dei processi di produzione normativa e, in particolare, più rigorosa disciplina della decretazione d’ urgenza.

2. Rafforzamento delle prerogative del governo in parlamento attraverso la fiducia monocamerale, la semplificazione del processo decisionale e l’introduzione del voto a data fissa di disegni di legge.

3. Riforma del sistema costituzionale delle regioni e delle autonomie locali che riduca significativamente le sovrapposizioni delle competenze e si fondi su una maggiore cooperazione ed una minore conflittualità .

4. Riforma del sistema di governo con tre diverse possibili opzioni: a) razionalizzazione della forma di governo parlamentare; b) semipresidenzialismo sul modello francese; c) forma di governo che, cercando di farsi carico delle esigenze sottese alle prime due soluzioni, conduca al governo parlamentare del primo ministro.

Vi ho annoiato ? Sento il dovere di chiedervi scusa, ma mi corre l’ obbligo di dare risposta all’ interrogativo proposto dal titolo.

la riforma non è stata voluta da Renzi, che nel 2013 non era premier, al fine di rafforzare se stesso, ma approvata per ottemperare a quanto richiesto dal parlamento, nel rispetto delle indicazioni fornite dalla commissione dei cosidddetti saggi. Se oggi tutti hanno cambiato idea, è a loro che occorre chiederne conto, al senatore Quagliariello ed al saggio prof. Onida. Le loro indicazioni non sono state stravolte, ma tradotte in testo di legge ed approvate con le procedure previste dall’art. 138.

Tutto il resto è noia, come cantava il compianto Califano, è la storia di un’ Italia Penelope, che tesse la tela sino al tramonto, ma poi è travolta dall’eterno riflesso che la spinge a distruggerla, che non fa e non lascia fare, che si divide ad ogni passo perché vive il pensiero di essere unita come un tradimento della propria identità .

i più affettuosi auguri a voi che votate no.

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