Il prematuro decesso del merito

 

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Otto giorni al referendum ed una profonda stanchezza generata da una lunghissima, improvvida campagna elettorale, con i suoi salotti televisivi ridondanti di ospiti ripetitivi e fintamente accaniti nel sostenere le ragioni del si è del no.
Si discute animatamente, anche nei social, sul cosiddetto merito della riforma, che corregge la carta costituzionale introducendo alcune modifiche sostanziali, come quella dell’abolizione, piuttosto farraginosa, del bicameralismo perfetto, ma, con assoluta evidenza, lo scontro è tutto politico.
Il merito è solo il paravento, piuttosto trasparente ed inidoneo allo scopo, dietro il quale si combatte la battaglia tra Renzi ed il resto del mondo.
Non è più il tradizionale confronto tra destra e sinistra di cui per 20 anni si era nutrito il bipolarismo alla italiana, con i suoi contenitori eterogenei e malfermi, capaci di vincere, ma non di governare, ma un assalto concentrico contro la terza via indicata da Renzi nei 1000 giorni del suo governo.
Nell’ultimo decennio i socialismi europei, divisi al loro interno ed incalzati da forze antisistema nutrite dalla recessione economica, sono entrati in crisi ed hanno registrato un calo di consensi che ha finito
per estrometterli dalle stanze del potere ed anche in Italia il PD di Bersani non è riuscito a prevalere, nonostante la crisi del berlusconismo.
Il tentativo di Renzi, negli anni del suo governo, è stato quello di accompagnare a classici provvedimenti di sinistra iniziative capaci di parlare anche all’elettorato moderato, di centrodestra, esponendosi così agli attacchi di chi gli ha rimproverato di snaturare gli approcci ed i valori tradizionali della sinistra italiana ed a quelli, di segno opposto, provenienti dai dirigenti del cdx, preoccupati di una possibile erosione del loro elettorato.
Anche in Europa il premier ha iniziato, nell’ultimo tratto del suo cammino, a prendere le distanze dall’austerità tedesca, sposando una sorta di terza via tra populismo nazionalista e rigore tecnocratico.
Tutto ciò aiuta a capire i motivi per cui l’esercito del no sia composto da brigate battenti bandiere così diverse e non possa avere un capo dichiarato, un generale pronto a guidarlo verso nuove conquiste dal 5 dicembre in poi, ma sia destinato a dissolversi subito, qualunque sia l’esito del referendum.
Partigiani e fascisti che difendono insieme la costituzione sono la metafora di un’ Italia che preferisce il salto nel buio piuttosto che adattarsi ad esplorare la terza via proposta da Renzi.
Lo scontro è tutto politico, il merito è riposto in soffitta, tra le piccole cose di pessimo gusto di gozzaniana memoria.

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