La minoranza silenziosa

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Nel terzo millennio stanno saltando tutti gli schemi, i luoghi comuni, le comodità mentali che facevano da scudo alle nostre convinzioni più profonde e radicate, ma i maestri di pensiero, che, sussiegosi e pieni di se, pontificano dalle pagine dei giornaloni, lo hanno capito con notevole ritardo e si limitano a spiegarci i fatti con analisi del giorno dopo che evidenziano la modestia della loro cifra intellettuale.
Dopo la caduta del fascismo, per più di mezzo secolo, la democrazia liberale in salsa italiana ha dovuto convivere con spinte più o meno rivoluzionarie, contestazioni dell’ordine costituito, agitazioni di gruppi estremisti ed eversione brigatista, ma era protetta da una maggioranza silenziosa di benpensanti che, ad ogni tornata elettorale, faceva muro.
Negli anni che stiamo vivendo, il perdurare della crisi, l’interruzione della crescita economica, la dilagante disoccupazione giovanile, l’irrisolto problema del mezzogiorno, hanno tarpato le ali della speranza ed ingenerato un senso di frustrazione e di incontenibile rabbia, che si scarica su chi ci governa.
Ed è cambiato il linguaggio, anche di quegli esponenti del cdx, che non hanno più niente di moderato e, nonostante i loro portafogli gonfi, le grandi ville, l’abbigliamento sfarzoso, si atteggiano a novelli Robin Hood, scimmiottando i tradizionali campioni della protesta ed i nuovi guru del populismo bipolare.
A dx e a sx tutti urlano scompostamente ed incessantemente e si assemblano incestuosamente contro un nemico comune, in vista di un domani confuso e sfuggente che preoccupa solo noi, attoniti soldati della minoranza silenziosa.

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