La sinistra e lo spirito del tempo

 

insieme_orlando_dalema_bersani_boldrini_pisapia_lapresse_2017_thumb660x453Sto compiendo un grande viaggio tra i tormenti della sinistra, che, come un giovane Werther, vive la sua sofferenza, alla ricerca di un equilibrio tra purezza ideologica e pragmatismo.
E, per immergermi completamente nello spirito del tempo, ho seguito ieri i due eventi di Milano e Roma: il teatro di Renzi e la piazza di Pisapia.
Ne ho ricavato sensazioni, suggestioni, dubbi e convincimenti, tutti elementi utili per proseguire in questo difficile cammino, con l’approccio di chi è perdutamente innamorato della politica e non può limitarsi ad una fredda analisi e resistere alla tentazione di entrare nel campo di gioco.
Nel Paese è in atto uno scontro generazionale, che attraversa tutti i partiti e mette in discussione ruoli e gerarchie, ma ha raggiunto nel PD effetti dirompenti, sino a determinarne l’esplosione, la frantumazione, la balcanizzazione. A tale conflitto, innescato dalla rottamazione renziana, si è sovrapposta, all’interno di quella formazione politica, la sinora quiescente contrapposizione tra riformismo e rispetto per il retaggio culturale postcomunista.
Quando Della Loggia parla di un Renzi che ha governato il Paese con un’inedita, se pur scemante incisività, sino al supremo azzardo di una rilevantissima riforma costituzionale, non fa che evidenziare quale sia stato il punto di rottura della decennale convivenza
all’interno del PD.
Una volta messo seriamente in discussione il sacro testo del consociativismo italiano, lo strumento pacificatore di fuoruscita dal fascismo, con i suoi bilanciamenti interdittivi tra i poteri e la conseguente logica dell’intoccabilità dello status quo, l’angoscia di dover improvvisamente navigare nel mare aperto della novità si è impossessata di tutti, destra e sinistra, generando il risultato del 4 dicembre.
E, come d’incanto, il claudicante ed improponibile centrodestra di Berlusconi e Salvini, ha ritrovato le urne piene di voti, mentre le bandiere rosse del sentimento e della nostalgia hanno ripreso a sventolare nelle piazze dell’Ulivo, dell’Unione, dei girotondi.
Renzi continua a riproporre il riformismo come panacea della crisi economica e sociale che attanaglia il Paese, tenta di valorizzare i traguardi intermedi raggiunti dal suo governo, incita alla speranza, solletica l’orgoglio nazionale, parla di bellezza, equità e
futuro, ma tutto l’arcipelago della nostalgia e del risentimento alza le barricate, propone un nuovo centrosinistra, pensando in realtà a quello vecchio, rispolvera protagonisti di stagioni confuse, velleitarie ed inconcludenti. Uno ha l’ambizione di interloquire con tutta l’Italia, gli altri sognano ancora l’egemonia della classe operaia.
Spiriti dei tempi passato e presente marciano verso una probabile sconfitta alle elezioni politiche, che li vedranno guerreggiare e scannarsi a beneficio della destra, che dilaga in tutto il mondo per l’inconcludenza dei suoi avversari.

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