Liberalismo e democrazia

 

statua-della-liberta1-600x399Sempre interessante leggere il Corsera, che offre materia per ampie ed approfondite riflessioni, ma evita di interrogarsi sul ruolo avuto in questi anni.
Se oggi Paolo Mieli evoca l’avvento dei barbari al potere e Sabino Cassese ci dice che la democrazia svanisce se diventa illiberale, noi non abbiamo dimenticato il discredito e la delegittimazione irridente riservati da molti Soloni al progetto di riforma istituzionale, sciaguratamente additato cometentativo di introdurre una svolta autoritaria.
E ricordiamo benissimo la demonizzazione degli Alfano e dei Verdini, rei di garantire un decisivo appoggio al governo e di sottrarlo ai ricatti di una sinistra parolaia ed inconcludente, nostalgica di vecchi equilibri corrosi dal tempo ed acidamente contraria ad ogni cambiamento.
Il bombardamento del quartiere generale riformista da parte del fuoco amico ha spalancato le porte ai nuovi barbari, ovvero al popolo incattivito dalla crisi economica e proteso alla ricerca del capro espiatorio, nonché desideroso di trovare un demiurgo capace di risolvere miracolosamente i suoi complessi problemi, senza farli passare sotto le forche caudine dell’impegno, del sacrificio, del senso di responsabilità.
Filtri magici, costruiti nel cortile autarchico, al posto di regole, certo sgradevoli come ogni farmaco, ma dannatamente insostituibili, per tentare di risalire la china, dettate da un’Europa sempre più matrigna.
Così l’albero del riformismo, assediato dalla xilema populista, e scosso dagli apprendisti stregoni di una sinistra perdutamente onirica, si è rinsecchito subito dopo la nascita e, con esso, sono andate in sofferenza la cultura liberale, l’europeismo, il solidarismo, la tolleranza. Cosa sarebbe la democrazia illiberale di Orban? Un ossimoro? Una bestemmia ideologica?
I rigurgiti nazionalistici, le suggestioni peroniste, la fuga dalle ragioni comunitarie, l’odiosa predicazione del conflitto sociale, il disprezzo dell’avversario, l’insofferenza per le funzioni di controllo del potere politico, sono prodromici di eventi ben più tristi che possiamo scongiurare solo ritrovando la consapevolezza che, senza liberalismo, la democrazia muore.

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